Biodiversità, 40mila agricoltori custodi

3 giugno 2017

Salgono a 40mila gli agricoltori che nelle proprie aziende nel 2016 hanno salvato semi antichi e le piante rare del Made in Italy dal rischio di estinzione. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti/Ixeè presentata insieme alla Sis, la Società Italiana Sementi sul ritorno delle antiche sementi della tradizione italiana che dopo aver rischiato di sparire dalla tavole sono stati riscoperti per le caratteristiche specifiche di resistenza e per le proprietà distintive, a salvaguardia di un patrimonio alimentare, culturale ed ambientale storico del Paese.

La tendenza all’omologazione delle coltivazioni spinta dai moderni sistemi di produzione e distribuzione degli alimenti per rendere uniformi varietà e produzioni ha determinato una concentrazione delle specie coltivate che mettano a rischio sia il potere contrattuale dei produttori agricoli, sia la sovranità alimentare dei vari Paesi e dei loro cittadini. Non a caso la Fao ha lanciato l’allarme per la crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato nell’ultimo secolo ad una perdita del 75 per cento della biodiversità vegetale ed ha stimato il rischio dal qui al 2050 della perdita di un terzo delle specie oggi rimaste.

Un pericolo aumentato dopo un biennio di concentrazioni di grandi gruppi multinazionali che quest’anno ha portato il 60 per cento mercato delle sementi nelle mani di tre multinazionali, con la ChemChina che ha acquisito la Syngenta e le fusioni tra Bayer e Monsanto e tra Dupont e Dow Chemical. La concentrazione dei semi nelle mani di pochi determina il pericolo di indirizzare la produzione esclusivamente verso tipi di coltivazioni più diffuse proprio in un momento in cui i cambiamenti climatici e il conseguente insorgere di nuove fitopatologie richiedono interventi per tutelare adeguatamente il lavoro dei produttori che hanno puntato sulla qualità e sulla biodiversità.