Dossier Immigrazione, cresce il lavoro straniero nei campi

8 novembre 2017

Cresce il lavoro straniero nei campi, con il 2016 che ha visto quasi quasi un milione e mezzo di giornate in più rispetto all’anno precedente (29.437.059 contro le 28.054.589 del 2015), pari a un quarto del totale agricolo. E’ uno degli spunti emersi dal nuovo Dossier statistico immigrazione, al quale ha collaborato Coldiretti. Secondo i dati, i lavoratori agricoli stranieri sono 345mila, provenienti da ben 157 Paesi diversi, anche se le prime dodici nazionalità rappresentate costituiscono da sole l’85,5% del totale.

Il 50,4% degli stranieri occupati in agricoltura si concentra in 15 province, quelle che di fatto registrano i numeri più alti di lavoratori stranieri: Bolzano (6,1%), Foggia (6,0%), Verona (5,0%), Trento (4,4%), Latina (4,1%), Cuneo (3,7%), Ragusa (3,7%), Cosenza (2,6%), Salerno (2,5%), Ravenna (2,4%), Bari (2,1%), Ferrara (2,0%), Forlì-Cesena (2,0%), Brescia (2,0%), Reggio Calabria (1,8%).

Analizzando l’andamento della presenza delle varie nazionalità, rispetto al 2015, prosegue la progressiva flessione dei lavoratori polacchi (-1.494 unità) e slovacchi (-1.095), mentre continuano ad aumentare indiani (+736), marocchini (+1.652) ed albanesi (+1.432). Tuttavia, la nazionalità che registra l’incremento maggiore è quella senegalese (+17,8%), cresciuta progressivamente dalle 6.486 unità del 2014, alle 8.087 del 2015, fino a raggiungere la cifra di 9.526 nel 2016. Per il primo anno si segnala, invece, una battuta d’arresto della componente romena (di lunga la più rappresentata, davanti ad indiani e marocchini), calata rispetto al 2015 di 2.703 unità, andamento che l’ha portata ad attestarsi sui livelli del 2014 (119.319).

Come negli anni scorsi è proseguito il trend di flessione dell’ingresso dei lavoratori stagionali, regolato dal dispositivo delle quote. I rapporti di lavoro legati ai nuovi ingressi sono scesi 3.499 (a fronte dei 3.743 del 2015, dei 4.346 del 2014, per non parlare degli anni precedenti: 5.570 nel 2013, 7.480 nel 2012 e 9.168 nel 2011). Un calo che va però interpretato in termini positivi, poiché molti permessi stagionali degli anni scorsi si sono tramutati, grazie alle conversioni, in permessi di soggiorno per lavoro a tempo determinato o indeterminato, di fatto rappresentando una vera e propria stabilizzazione.

Il Dossier 2016 conferma dunque l’importanza dei lavoratori stranieri per la filiera del Made in Italy a tavola, con interi distretti chiave che possono sopravvivere solo grazie all’impiego degli immigrati, ma anche il ruolo anticiclico dell’agricoltura come importante fonte di occupazione anche per le categorie più deboli.