Presentata al Cibus Filiera Italia, agricoltori e industria per difendere il Made in Italy

12 maggio 2018

E’ stata presentata al Cibus di Parma Filiera Italia, la nuova realtà associativa che unisce, per la prima volta, la produzione agricola e l’industria italiana. Al centro la difesa dell’eccellenza, l’unicità e l’autenticità del modello agroalimentare italiano, che fonda il suo successo sul legame intimo e virtuoso fra Industria e produzione agricola. Per l’occasione era presente anche il Commissario all’agricoltura Phil Hogan, che ha avuto un confronto con i vertici dell’associazione, che vede Luigi Cremonini nella carica di presidente mentre vicepresidente è Vincenzo Gesmundo, segretario generale della Coldiretti e consigliere delegato Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare. Paolo De Castro è il presidente del Comitato scientifico.

“Filiera Italia è una unione che nasce per puro interesse – ha sottolineato Vincenzo Gesmundo -: difendere la distintività del cibo italiano e contrastare gli spettri che si aggirano in Europa, a partire dall’etichettatura a semaforo che, nei supermercati inglesi, segnala col semaforo verde l’olio di colza mentre l’olio extravergine d’oliva ha il rosso. Esiste poi per noi – ha continua Gesmundo – la necessità di diventare ‘Sistema Italia’ nei negoziati per la revisione della Pac a difesa dell’eccellenza, l’unicità e l’autenticità del modello agroalimentare italiano, che fonda il suo successo sul legame intimo e virtuoso fra Industria e produzione agricola”.

“Valorizzare i prodotti agricoli italiani nella trasformazione industriale è un obiettivo importante per lo sviluppo economico ed occupazionale del Paese” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “la nuova alleanza tra agricoltura ed industria è una risposta concreta alla fame d’Italia dei consumatori a livello globale”.

A preoccupare Filiera Italia nell’attuale fase di crisi è la mancanza di una presenza italiana autorevole a livello internazionale dove si giocano interessi rilevanti per l’agroalimentare Made in Italy. Un settore che pesa per il 17% sull’economia italiana e che è la seconda voce del Pil nazionale. I tagli al bilancio comunitario, appena annunciati, rischiano di costare cari all’Italia e all’agroalimentare nazionale.

L’impegno di “Filiera Italia” è rivolto, infatti, anche alla difesa delle eccellenze nazionali sui mercati esteri dove si è assistito ad un proliferare di attacchi, dall’italian sounding al sistema di etichettatura a semaforo che si sta affermando in molti Paesi Europei, con effetti distorsivi sulla concorrenza che vanno fermati. Un sistema sostenuto dalla lobby della chimica che finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole e che hanno reso l’Italia il paese più sano al mondo, per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta.

Se le etichette a semaforo sono fuorvianti per il consumatore e discriminatorie sulle reali caratteristiche degli alimenti a danno dei prodotti simbolo dell’Italia, il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo ha raggiunto i 100 miliardi sottratti all’esportazioni nazionali. Una pirateria agroalimentare internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale. Un furto di identità che i recenti accordi di libero siglati dall’Unione Europea rischia di legittimare per molti prodotti in numerosi Paesi.
Tutti temi al centro del confronto con il Commissario Hogan.

Soci promotori di Filiera Italia sono Coldiretti, Ferrero, Inalca/Cremonini e Consorzio Casalasco (Pomì e De Rica) e ancora Bonifiche Ferraresi, Ocrim, Farchioni Olii, Cirio agricola, Donna Fugata, Maccarese, OL.Ma, Giorgio Tesi Group, Terre Moretti (Bellavista) e Amenduni.