In 200mila al Villaggio di Matera, impegni su etichetta e bonus verde

2 dicembre 2019

Bonus verde e trasparenza. La Coldiretti ha incassato al Villaggio di Matera due risposte importanti alle sue richieste. La ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, ha assicurato che sarà inserito nella legge di bilancio il bonus verde, strategico per rinverdire i territori e contribuire così alla lotta ai cambiamenti climatici , ma anche per dare ristoro al settore del florovivaismo colpito pesantemente dall’effetto Xylella. Bellanova ha anche ricordato le altre misure già inserite nella nuova legge di bilancio, dai 600 milioni per gli investimenti ai 30 milioni per le filiere agroalimentari, dall’esenzione contributiva per i giovani agricoltori al mutuo a tasso zero per le imprenditrici agricole.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è sceso in campo su un altro tema caro alla Coldiretti: la trasparenza sulle importazioni. Accogliendo la protesta espressa dal presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, sulla mancata applicazione da parte del ministero della Salute di una sentenza della Consiglio di Stato che impone di rendere pubblico l’elenco dei destinatari dei prodotti importati dall’estero, in particolare latte e cagliate dai Paesi dell’est, per evitare che diventino italiani, Di Maio si è impegnato a “vincere la battaglia sulla trasparenza dei dati”. Il ministro ha detto con chiarezza che” la macchina dello Stato deve scegliere se stare dalla parte delle lobby o del popolo italiano. Questo non è l’atteggiamento dello Stato che vogliamo”.

Questi due importanti impegni che si affiancano anche alle promesse degli esponenti regionali (il presidente della Regione e l’assessore all’Agricoltura) di sbloccare risorse del Psr per i giovani e le filiere (in particolare 35 milioni di investimenti in 5 progetti che spaziano dall’ortofrutta alla zootecnia) sono stati la cifra delle tre giorni del Villaggio (visitato da oltre 200mila persone) che ha visto la partecipazione, oltre che dei ministri Di Maio e Bellanova, anche del presidente della Camera Roberto Fico, del sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe L’Abbate, , del presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, del sindaco di Matera Raffaele De Ruggieri, dell’assessore all’Agricoltura della Regione, Francesco Fanelli, e del presidente della Fondazione Matera Basilicata 2019 Salvatore Adduce. Adduce ha detto che la Coldiretti con il Villaggio è entrata a pieno titolo nelle iniziative di Matera capitale della cultura anche per la stretta assonanza tra cultura e agricoltura.

Dal Villaggio, che ha aperto i battenti il 29 novembre giorno del “venerdì nero” destinato agli acquisti, il segretario generale Vincenzo Gesmundo e il presidente Ettore Prandini hanno rilanciato le proposte della Coldiretti per il rilancio delle filiere e la difesa a oltranza dell’agroalimentare Made in Italy.

Gesmundo nel convegno di apertura ha sottolineato l’obiettivo del Villaggio, che rappresenta “l’orgoglio patriottico”: ricordare alle istituzioni e ai cittadini il ruolo cardine dell’agricoltura che è oggi l’unico settore che riesce a restituire alla società. “Siamo produttori di cibo – ha detto -e l’agroalimentare è l’unico settore in attivo della bilancia commerciale”.

A Matera è andata in scena l’agricoltura avanzata e che vuole investire.

Agli investimenti nelle filiere ha fatto preciso riferimento il presidente della Coldiretti Basilicata, Antonio Pessolani, che ha rimarcato il ruolo di motore di sviluppo, innovazione e ricerca dell’agricoltura e ha ricordato l’iniziativa “Io sono lucano” la sfida nazionale per commercializzare le produzioni locali con un’aggregazione di 978 imprese che svolgono anche un effetto moltiplicatore.

La strategia per un cambio di passo è stata tracciata dal presidente Prandini che è partito dalla questione del “segreto di Stato” su cui ha incassato a stretto giro l’impegno a intervenire dal ministro degli Esteri. Etichetta e trasparenza dei flussi commerciali sono infatti le due grandi battaglie dell’organizzazione. Prandini è tornato anche sui temi legati alla legge di Bilancio ricordando il pericolo scampato sul gasolio agricolo che con un aggravio fiscale avrebbe pesato per 1,3 miliardi su agricoltura e pesca e sarebbe stato particolarmente ingiusto perché diretto ad agricoltura e zootecnia, due attività che non solo non inquinano, ma agevolano la riduzione delle emissioni. I reflui, per esempio, sono un valore aggiunto perché hanno sostituito i concimi chimici che impoveriscono il suolo.

“Le emissioni – ha spiegato – in Italia sono inferiori del 50% rispetto agli altri Paesi e se serve più sostenibilità bisogna creare un meccanismo che consenta agli altri Paesi di raggiungere il nostro risultato”. Altro tema caldo quello dei danni della fauna selvatica, cinghiali in particolare, diventati una vera emergenza:” bisogna abbatterli e magari creare una filiera italiana che sostituisca le importazioni di carni estere”. Sull’Unione europea Prandini ha dichiarato con decisione che occorre cambiarla perché servono regole uguali per tutti. I paesi dell’Est- ha spiegato- sono entrati senza aver fatto i sacrifici sopportati dall’Italia e oggi” non possiamo competere con chi paga il lavoro come quando c’erano i regimi totalitari. Una parità di condizioni rivendicata anche con gli altri partner. Per esempio le fragole, sotto pagate agli agricoltori costretti a subire la concorrenza sleale delle importazioni dalla Spagna, dove si utilizzano prodotti fitosanitari vietati in Italia. Quella frutta – ha sostenuto Prandini- nei supermercati non dovremmo trovarla. Parlando di internazionalizzazione è tornato a toccare il tasto degli accordi commerciali bilaterali.

“Non siamo contrari all’internazionalizzazione a condizione però che il libero scambio non si trasformi in un rischio”. Il Ceta in primis.. E’ vero che sono state aperte le porte del Canada al Parmigiano reggiano e al Grana Padano, ma è stata anche consentita la convivenza con il Parmesan. E questo ha portato a un calo dell’export italiano. A soffrire è anche il grano che subisce la concorrenza del prodotto canadese al glifosato. Prandini ha ricordato che anche gli agricoltori francesi e tedeschi hanno contestato l’accordo in occasione delle recenti proteste di piazza: la Coldiretti è stata l’unica organizzazione in Italia a esprimere critiche, perché “avevamo capito in anticipo rispetto a tutti i rischi per l’agroalimentare made in Italy”.

E infine la Pac che verrà. Ha espresso contrarietà alla convergenza dei valori dei titoli perché occorre considerare quanto costa fare impresa agricola in Italia e quanto negli altri Paesi tenendo conto del costo dell’energia, di quello del lavoro e della burocrazia. Alla fine dei conti noi incassiamo meno dei nostri competitor. Prandini ha detto no al taglio dei fondi comunitari. Ma ha anche criticato quelle amministrazioni regionali (recentemente la Coldiretti è scesa in piazza in Sicilia per protestare contro la mancata assegnazione delle risorse, ma lo stesso problema è stato rilevato in Puglia) che non spendono i fondi stanziati e rischiano così di perderli. “Non è possibile – ha ribadito – che ci battiamo nell’Unione europea per evitare il taglio degli stanziamenti della Politica agricola comune e poi ci permettiamo di rispedire a Bruxelles 360 milioni di risorse della Puglia e della Sicilia perché non si riescono a spendere i soldi dei Piani di sviluppo rurali di quelle regioni”.