FAQ

Faq pagamenti diretti


Giovani agricoltori – Cosa è previsto per loro nella Pac?

Nell'ambito dello Sviluppo Rurale, tutte le regioni hanno attivato la misura 6.1 che supporta l'avvio di imprese agricole giovani e, quindi, l'insediamento dei giovani in agricoltura (fino a 41 anni non compiuti). L'attivazione della misura avviene tramite bando regionale, nel quale sono individuate le condizioni di ammissibilità, cosa può essere finanziato e l'ammontare di sostegno che può essere erogato al giovane, che in alcune regioni può raggiungere 70.000 euro. Particolare attenzione deve essere prestata alla data di insediamento del giovane rispetto alle regole previste nel bando regionale.  Per mantenerti aggiornato sui bandi aperti nella tua regione, scarica e consulta l'APP TerraInnova di Coldiretti. Nell'ambito dei Pagamenti Diretti, per i giovani agricoltori è previsto un premio aggiuntivo calcolato come percentuale del valore medio dei diritti richiesti dall’agricoltore. Per richiedere il pagamento è necessario che l’agricoltore non abbia più di 40 anni e che si insedi per la prima volta in qualità di capo-azienda o che si sia già insediato nei cinque anni che precedono la prima presentazione di una domanda per aderire al regime del pagamento di base. I giovani agricoltori che non hanno diritti all'aiuto possono richiedere di riceverli tramite domanda di accesso alla riserva nazionale al momento dell'insediamento. Coloro che hanno già dei diritti all'aiuto possono chiedere l'aumento del valore dei titoli al valore della riserva nazionale (per il 2015 il valore dei diritti assegnati dalla riserva nazionale è stato pari a 228 euro, a cui si somma il greening). Il numero massimo di ettari ammissibili al pagamento è stato fissato a 90. Ad esempio un giovane agricoltore che possiede 100 ettari, percepisce il pagamento per i giovani per 90 ettari.  

Greening e condizionalità – Cosa sono?

Il greening è una delle più importanti novità del nuovo regime di pagamenti diretti in vigore dal 2015. Consiste nell’obbligo per gli agricoltori che ricevono il pagamento di base di rispettare pratiche benefiche per il clima e l’ambiente o, in alternativa, di attuare pratiche equivalenti che apportino un beneficio pari o superiore alle pratiche benefiche per il clima e l’ambiente. Il non rispetto degli obblighi greening comporta l'applicazione di riduzioni e sanzioni per l'agricoltore. Le pratiche agricole per il clima e l’ambiente sono: 1) Diversificazione: le aziende con una superficie a seminativo superiore a 10 ettari devono prevedere 2 colture (seminativi tra 10 e 30 ettari) o 3 colture (seminativi superiori a 30 ettari); sono previste esenzioni. 2) Mantenimento del prato permanente esistente: gli agricoltori non possono convertire i prati permanenti situati in zone sensibili sotto il profilo ambientale e contemplate nelle zone “Natura 2000”. Ulteriori zone sensibili potranno essere individuate dalle Regioni e Province Autonome. I prati permanenti al di fuori delle aree sensibili potranno essere convertiti previa autorizzazione di Agea. 3) Creazione di aree di interesse ecologico: il 5% dei seminativi aziendali dichiarati dall’agricoltore deve essere costituito da aree di interesse ecologico. L’obbligo è previsto solo per le aziende la cui superficie a seminativo supera i 15 ettari; come per la diversificazione, sono previste esenzioni. Le tre pratiche benefiche devono essere applicate congiuntamente e non sono alternative. Le aziende biologiche sono considerate greening ipso facto cioè esenti dagli obblighi greening (anche le aziende in conversione). Tale esenzione, però, è prevista solo per le unità aziendali condotte in biologico. Sono inoltre esonerati dal greening: gli agricoltori che aderiscono al regime semplificato dei piccoli agricoltori; che, a seguito dell’adesione a misure agro-climatico-ambientali dei Psr o ad alcune tipologie di certificazione, adottano pratiche benefiche per l’ambiente e per il clima che danno benefici equivalenti o maggiori rispetto a quelli del greening (questa opzione non è stata utilizzata dall’Italia per il 2015); le cui aziende sono situate in tutto o in parte nelle zone rientranti nelle direttive Habitat, Acqua e Uccelli, i quali hanno diritto al pagamento ecologico purché applichino le pratiche agricole benefiche, nella misura in cui tali pratiche siano compatibili, nell’azienda in questione, con gli obiettivi delle suddette direttive. Delle sette tipologie di pagamento, il greening è obbligatorio e assorbe il 30% del massimale nazionale, cioè delle risorse totali annualmente disponibili in Italia per i pagamenti diretti. Il pagamento è calcolato annualmente in modo individuale come percentuale del pagamento di base. La condizionalità consiste in una serie di impegni che l'agricoltore deve rispettare per poter beneficiare dei pagamenti previsti dalla Pac. Per maggiori approfondimenti consulta le brochure di Coldiretti sulle tematiche sopra riportate (clicca qui).

EFA – Le aree di interesse ecologico: cosa sono e come si applicano

Le aree di interesse ecologico (EFA- Ecological Focus Area) rappresentano il terzo obbligo del greening. In sostanza, le aziende con una superficie superiore a 15 ettari devono destinare il 5% dei seminativi dichiarati ad aree di interesse ecologico. Potranno essere considerate aree di interesse ecologico le seguenti superfici: • terreni lasciati a riposo, • terrazzamenti, • elementi caratteristici del paesaggio, • fasce tampone, comprese le fasce tampone occupate da prati permanenti; • ettari agroforestali, realizzati con i PSR, • fasce di ettari lungo le zone periferiche delle foreste, • superfici con bosco ceduo a rotazione rapida, • superfici oggetto di imboschimento con i PSR, • superfici con colture azotofissatrici. L’area di interesse ecologico (EFA) è situata sui seminativi dell’azienda, ad eccezione delle superfici con bosco ceduo a rotazione rapida e delle superfici oggetto di imboschimento, che sono EFA anche se non fanno parte dei seminativi, in quanto sono classificate come colture permanenti. Gli elementi caratteristici del paesaggio e le fasce tampone, per essere considerati EFA, possono altresì essere adiacenti ai seminativi dell’azienda. Così come per la diversificazione, anche per le EFA sono previste delle esenzioni. In particolare sono escluse le aziende: - i cui seminativi occupano una superficie inferiore ai 15 ettari; - i cui seminativi sono utilizzati per più del 75% per la produzione di erba o di piante erbacee da foraggio,  per terreni lasciati a riposo, investiti a colture leguminose o sottoposti ad una combinazione di tali usi, a condizione che la superficie complessiva dei seminativi non sottoposti a tali utilizzi non superi i 30 ettari; - se più del 75% della superficie agricola ammissibile è costituita da prato permanente, utilizzata per la produzione di piante erbacee da foraggio o per la coltivazione di colture sommerse (es. riso) o sottoposta a una combinazione di tali usi, a condizione che la superficie complessiva dei seminativi non sottoposti a tali impieghi non sia superiore a 30 ettari. Le EFA sono molto diverse tra loro, sia per unità di misura (ad esempio le siepi si misurano in metri lineari) sia per il loro valore ecologico (ad esempio il valore ecologico di un ettaro di terreno lasciato a riposo è superiore a quello di un ettaro di una coltura azotofissatrice). Per tenere in considerazione tali diversità è prevista l’applicazione di fattori di ponderazione e di conversione. Ai fini del calcolo della superficie ad EFA da utilizzare per il raggiungimento dell'obbligo del 5% dei seminativi, l'utilizzo dei fattori di ponderazione consente di considerare il valore ecologico della superficie, mentre il fattore di conversione consente, per le EFA misurate in metri lineari, di convertirle in metri quadrati.  

Diversificazione: cos’è e come si applica

La diversificazione delle colture è una delle tre pratiche benefiche per il clima e l’ambiente che devono essere rispettate per poter percepire il pagamento ecologico o greening. La diversificazione si applica alle sole aziende i cui seminativi superano i 10 ettari. In particolare: • le aziende con una superficie a seminativo compresa tra 10 e 30 ettari devono prevedere almeno due colture, delle quali la principale non occupa più del 75% dei seminativi; • le aziende con una superficie a seminativo superiore a 30 ettari devono prevedere almeno tre colture, delle quali la principale non copre più del 75% dei seminativi e le due principali insieme non coprono più del 95% dei seminativi. Se i seminativi sono occupati per più del 75% da erba o altre piante erbacee da foraggio o da terreni lasciati a riposo (maggese), si deve comunque rispettare il numero di colture in base alla superficie a seminativo, ma non sono previsti i limiti massimi. Quindi, sui seminativi restanti la coltura principale non copre più del 75% di tali seminativi restanti, salvo i casi in cui tali seminativi restanti siano occupati da erba o altre piante erbacee da foraggio o da terreni lasciati a riposo. Gli impegni della diversificazione non si applicano, oltre che nelle aziende con superfici a seminativo inferiori a 10 ettari, nei seguenti casi: • se i seminativi sono interamente investiti da una coltura sommersa (riso); • se i seminativi sono utilizzati per più del 75% per la produzione di erba o di altre piante erbacee da foraggio e/o sono tenuti a riposo, a condizione che la superficie complessiva dei seminativi non sottoposti a tali utilizzi non superi i 30 ettari; • se più del 75% della superficie agricola ammissibile è costituita da prato permanente, utilizzata per la produzione di erba o altre piante erbacee da foraggio o per la coltivazione di colture sommerse (es. riso) o sottoposta a una combinazione di tali impieghi, a condizione che la superficie complessiva dei seminativi non sottoposti a tali impieghi non sia superiore a 30 ettari. Per coltura si intende: • una coltura appartenente a uno qualsiasi dei differenti generi della classificazione botanica delle colture; quindi frumento duro (Triticum durum) e frumento tenero (Triticum aestivum) non possono essere considerate come due colture, mentre il frumento duro e l’orzo (Hordeum vulgare) possono essere considerate come due colture differenti perché appartenenti a generi diversi; • una coltura appartenente a una qualsiasi specie appartenente alla famiglia delle brassicacee, solanacee e cucurbitacee; • i terreni lasciati a riposo; • l’erba o le altre piante erbacee da foraggio. La coltura invernale e la coltura primaverile sono considerate distinte anche se appartengono allo stesso genere. Alcuni esempi di applicazione:
  • Esempio 1: azienda con seminativi pari a 15 ettari, con 12 ettari di frumento duro e 3 ettari di mais. L’azienda non soddisfa l’obbligo in quanto la coltura principale (il frumento) copre una superficie a seminativo superiore al 75% dei seminativi.
  • Esempio 2: azienda con seminativi pari a 70 ettari, di cui 25 ettari a frumento duro, 30 ettari a erba medica e 15 ettari a girasole. L’azienda rispetta l’obbligo della diversificazione in quanto sono presenti tre colture e sono rispettate le percentuali relative ai limiti massimi delle colture principali. L’azienda dovrà provvedere al solo rispetto dell’obbligo EFA in quanto non presenta superfici a prato permanente.
  • Esempio 3: azienda con seminativi pari a 18 ettari, di cui 14 ettari con erbaio misto di leguminose e graminacee e 4 ettari a frumento duro. L’azienda è esonerata dall’obbligo della diversificazione in quanto i seminativi sono occupati per più del 75% da erbaio misto, rientrante nella definizione di “erba e altre piante erbacee da foraggio”. L’azienda dovrà provvedere al solo rispetto dell’obbligo EFA in quanto non presenta superfici a prato permanente.

L’ Agricoltore attivo?

L’agricoltore attivo è una vera novità della Pac 2014-2020. Il suo scopo è di selezionare i beneficiari dei pagamenti diretti e di alcune misure dello sviluppo rurale. L’idea è di limitare la platea dei beneficiari ai soli agricoltori in attività escludendo gli agricoltori “non attivi”, ossia i soggetti per i quali l’agricoltura non è una parte significativa della propria attività economica e/o che da essa estraggono un reddito assimilabile ad una rendita