Assemblea Coldiretti, battaglia per la trasparenza su Pac ed etichetta

19 dicembre 2019

Trasparenza. E’ stata questa la parola chiave della giornata conclusiva dell’assemblea Coldiretti alla quale ha preso parte anche il ministro della Salute, Roberto Speranza. Trasparenza soprattutto per le produzioni agroalimentari e nei rapporti con le istituzioni. Ma anche sulla riforma Pac e i dazi.

La priorità resta l’etichetta con indicazioni chiare sulla provenienza della materia prima. Impegni concreti del ministro e riconoscimento da parte del presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, del cambio di passo al dicastero della Salute che dopo anni di risposte mai date sui flussi di import, nonostante una sentenza del Consiglio di Stato, ha fornito le liste “secretate”.

Aprendo i lavori il segretario generale, Vincenzo Gesmundo, ha ribadito l’impegno a proseguire la battaglia per garantire informazioni ai consumatori che parte dalla netta opposizione ai “semafori”, etichette che condizionano le scelte salutistiche lanciando però Sos fuorvianti che, per esempio, spingono a consumare olio di colza piuttosto che olio di oliva, oppure mettono bollini rossi sui formaggi e assolvono la Coca cola.

Per questo la Coldiretti vuole continuare a svolgere un ruolo da protagonista nella difesa di quello che definisce “un sano protezionismo culturale “ a tutela delle tradizioni alimentari e della salute del consumatore che deve sapere se il formaggio che porta in tavola è fatto con cagliate lituane.

Una linea sposata in pieno dal ministro Speranza che ha incassato, al termine del suo intervento, una standing ovation dall’assemblea.

“La battaglia per la trasparenza – ha detto – è sacrosanta perché fa gli interessi dei consumatori e dunque va resa effettiva ed efficace”. Riferendosi poi alla richiesta della Coldiretti cancellare il segreto di Stato sui flussi di importazione, Speranza ha assicurato che il “suo” ministero ha le pareti di vetro, ma che comunque non basta un ministro o un direttore per dare continuità a questa strategia :”serve una legge dello Stato che sancisca il principio”. Il ministro ha anche sottolineato l’importante risultato conseguito con l’approvazione all’unanimità del patto per la salute che avvia una nuova stagione di investimenti, un “piano Marshall” dopo anni di disinvestimenti. Un rinnovato impegno a garantire a tutti la salute che – ha aggiunto – interessa anche gli agricoltori per la connessione che c’è tra salute, agricoltura ed ambiente. La salute, come sancisce anche l’Organizzazione mondiale della sanità, non è solo curare, ma costruire uno stato di benessere .Una grande sfida che si potrà vincere con “Coldiretti alleata”.

Un ruolo fondamentale infatti è attribuito alla qualità della nutrizione e dell’agricoltura. L’Italia – ha spiegato il ministro – deve essere all’avanguardia, deve difendere un pezzo della sua identità.

Speranza ha bollato poi come fuorviante il nutri-score e ha assicurato: “non lo accetteremo mai”. Secondo il ministro, in questo modo l’Unione europea non solo non tutela l’interesse nazionale, ma non consente neppure di rispettare la volontà dei consumatori di essere informati e dunque è necessaria una battaglia di tutto il Paese e “la Coldiretti – ha aggiunto – sarà un’avanguardia”. Anche sui dazi ha chiesto un’azione comune con Coldiretti per combattere la concorrenza sleale.

Prandini ha tracciato un consuntivo dell’anno che sta per chiudersi e che ha rafforzato il rapporto con la società, i cittadini e i soci.

Molti i traguardi raggiunti. La stagione delle super etichette, iniziata ai tempi di Expo, con latte e formaggi ha dimostrato che raccontando il cibo, facendo comprendere la distintività del modello italiano si possono ottenere risultati anche sul fronte dei prezzi e si può vincere. Dopo il latte è toccato a molti altri prodotti”, e pochi giorni è stata la volta dei salumi . Ma non ci fermiamo – ha affermato – fino a che non otterremo l’indicazione dell’origine obbligatoria su tutti i prodotti. Vogliamo sapere cosa entra nel nostro Paese, basta con i furbi che si sono arricchiti sulle spalle dei produttori onesti”. Alla Coldiretti non basta neppure l’etichetta in Italia “vogliamo l’etichettatura Ue con indicazioni in tutti gli Stati membri, perché nel cibo c’è la storia del paese e anche la vera risposta ai cambiamenti climatici”. Per questo la Coldiretti si impegnerà per creare le condizioni per avere al suo fianco l’opinione pubblica.

L’organizzazione agricola crede con convinzione nel Green New deal, ma non ci sta ad accettare le fake news degli ultimi anni che hanno indicato tra gli inquinatori agricoltura e allevamenti. “Il nostro settore – ha sottolineato Prandini – assorbe il 40% delle emissioni ed è dunque un esempio”. Per questo contesta condizioni che penalizzano il settore.

A pochi giorni dal primo via libera alla manovra, Prandini ha ricordato alcuni risultati che sono il frutto del pressing Coldiretti, dal gasolio agevolato all’esenzione Irpef fino alla riduzione della tassa sulla plastica, mentre si sta lavorando su soluzione alternative come quelle allo studio di Novamont. Priorità anche a biogas e biometano sviluppati in accordo con Eni e nel prossimo futuro anche con Snam con progetti finalizzati a tagliare i costi. In un quadro di sviluppo di economia circolare si inserisce anche l’uso del digestato che consente di sostituire la chimica, arginare così i processi di desertificazione e aiutare la biodiversità, un patrimonio dei mercati di Campagna amica che hanno garantito redditività a molte aziende e che hanno consentito di raccontare il made in Italy. A questo si affianca la presenza nella Gdo: “siamo – ha detto il presidente – nelle prime 10 catene distributive”.

La strategia Coldiretti proseguirà nel progetto di sviluppo di tutte le filiere con Filiera Italia trasformata in fondazione, e con un forte impegno sul fronte della ricerca. Resta il no senza appello agli Ogm, ma si valuta la ricerca cisgenetica che non introduce dna diverso nella pianta e non ha bisogno di brevetti.

E infine l’appello al Governo a rilanciare gli investimenti nelle infrastrutture a partire dal Sud per creare le condizioni per competere con paesi come la Spagna.

Inevitabile il riferimento all’Unione europea che deve puntare a regole uguali per tutti su lavoro e fiscalità. Alla Ue Prandini chiede anche di agire unitariamente per affrontare l’emergenza dazi, perché l’interlocutore degli Stati Uniti non devono essere i singoli Stati membri. Bisogna difendere il mercato Usa che è tra i più importanti per l’agroalimentare.