Pomodoro: accordo negativo al Nord

22 marzo 2017

E’ stato raggiunto, in ritardo e con condizioni negative, l’accordo per la campagna del pomodoro da industria 2017 nel nord tra le rappresentanze industriali e le Op (Organizzioni di prodotto) del pomodoro. L’accordo riprende in buona parte quanto definito nel 2016, mentre fissa una penale di 20 euro a tonnellata, più elevata dell’anno scorso, nel caso di superamento dell’obiettivo di produzione, individuato a 1,7 milioni di tonnellate, fissato tra gli industriali (esclusa la cooperazione) e le Op. Le penalità verrebbero applicate solo sulla parte eccedente e solo sulle Op che hanno superato gli obiettivi concordati di produzione.

L’obiettivo totale di produzione al nord sarebbe complessivamente fissato a 2,4 milioni di tonnellate. Il prezzo indicativo, da ratificarsi poi nei singoli contratti, sarebbe pari a 79,75 €/tonnellata, in frenata rispetto al prezzo indicativo del 2016, pari a 85,2€/t (ulteriormente ridotto in seguito, con l’applicazione della griglia qualitativa e delle penalità). Proprio il tema delle penalità rimane scottante. Non si capisce perché solo il produttore venga penalizzato, mentre l’industria ritira, trasforma e vende un prodotto che verrebbe a pagare 20€/tonnellata di meno.

Fino a quando si continuerà a stipulare accordi che non possono essere rispettati, perché troppo tardivi, fattii quando i campi sono preparati e le piantine sono state ordinate (quando non sono sotto il portico o già trapiantate, come nel 2016)? E ancora, perché limitare rispetto ad un obiettivo quanto può coltivare e raccogliere la parte agricola, senza che ci sia un vincolo sulle importazioni per le industrie? Le importazioni non sono tutte di concentrato triplo di provenienza cinese in traffico di perfezionamento attivo (TPA), dicono (?) tutto destinato al mercato extra-Ue, ma l’Italia importa anche altre tipologie di derivati del pomodoro, dalla Spagna e dagli Usa e non solo, anche in modalità diversa dal TPA. E queste non creano eccedenze di mercato?

E, in ogni caso, se è veramente tutto (cinese e non) destinato a mercati con prezzi molto bassi, che non potrebbero essere presidiati se non utilizzando semilavorati a basso prezzo, perché non ci deve essere trasparenza? Non solo con una etichettatura di origine del pomodoro obbligatoria per tutti i derivati, ma anche rendendo noti i nomi delle aziende che importano questi semilavorati e che li riesportano completamente.  Con i quantitativi e le destinazioni, se è vero che è tutto lecito e che non ci sono imbrogli. La cosa poi inaccettabile è che si venga a dire che il prezzo del pomodoro italiano deve essere portato al livello del prezzo del pomodoro dei partner europei, se non a quello statunitense o cinese (!), perché dobbiamo confrontarci con questi competitor. I casi sono due.

O l’industria non è capace di fare il proprio mestiere e acquista e trasforma il pomodoro italiano, per poi vendere i derivati come una commodity qualsiasi sui mercati nazionali ed internazionali, oppure valorizza al meglio il prodotto nazionale, spuntando prezzi mediamente più elevati dei competitors di tutto il mondo e quindi può pagare il pomodoro italiano di più. Altrimenti non si capirebbe perché nei più svariati angoli del pianeta ci si diletti ad imitare il prodotto italiano, a fare dell’italian sounding, ad utilizzare i nostri nomi, il tricolore, etc., se questo, il prodotto italiano, non avesse un valore aggiunto. Ancora nessuna novità al centro-sud, che rimane in attesa di un qualcosa che non si sa se ci sarà, come sarà, a cosa servirà.