Via al progetto di filiera sulla carne bovina per rilanciare le stalle italiane

23 maggio 2018

Un progetto di filiera  bovina sostenibile  che si presenta come un modello virtuoso di green economy. E’ il contratto di filiera “firmato” Coldiretti, Inalca, Bonifiche Ferraresi e Filiera Bovini Italia che prevede lo sviluppo di allevamenti di carne con capi al 100% made in Italy. L’iniziativa è stata illustrata alla conferenza internazionale “La green economy nella Regione Appenninica” promossa dall’Università di Camerino.

Il progetto punta ad aumentare nel nostro Paese la quota di carni provenienti da capi nati e allevati in Italia. In questo modo si garantisce ai consumatori un prodotto sano, sicuro e di qualità, si sostiene un’attività che può offrire nuove opportunità di lavoro nelle aree interne e del Mezzogiorno, con un prezzo minimo garantito agli allevatori, e si offre un contributo al sistema Paese con la riduzione delle importazioni (il tasso di autoapprovvigionamento è del 55%)  e il mantenimento del territorio.

In 5 anni la produzione dovrebbe essere di 125mila bovini e l’impegno di 4.200 allevatori. Il punto di forza del nuovo contratto è il coinvolgimento di tutte le fasi produttive, dall’allevamento alla macellazione, lavorazione e confezionamento fino alla commercializzazione, realizzando così una vera filiera. Inoltre in questo modo si valorizzano sia le aree agricole marginali del Sud vocate all’allevamento estensivo della linea vacca-vitello, sia le regioni padane del Nord adatte alle fasi successive di allevamento intensivo.

La sostenibilità è un altro elemento cardine del progetto che persegue benessere  nelle stalle, gestione sostenibile dei pascoli, mantenimento dell’occupazione, miglioramento della genetica. I consumatori, da parte loro, sono anche disposti a pagare di più un prodotto di qualità e 100% italiano (quasi il 40% è pronto a spendere il 5% in più e il 31,4% fino al 20%).